martedì 15 settembre 2009

La civiltà nuragica

Più di 7.000 nuraghi, (8.000/12000 secondo altre fonti), uno ogni 4 km², e centinaia di villaggi e tombe megalitiche testimoniano una delle civiltà mediterranee più misteriose, al punto che anche le interpretazioni più avanzate sulla funzione di queste costruzioni, sulla vita e sulla struttura sociale degli antichi Sardi, mancano di riscontri archeologici certi. I Nuragici, i costruttori di torri (Tyrrhenoi, come li chiamavano i Greci), dalle testimonianze delle genti coeve con cui interagivano, erano un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in nuclei tribali (clan) che abitavano in cantoni ben definiti e difesi. Andavano per mare, commerciavano con i Micenei, con i Minoici, con i Fenici, con gli Etruschi. Furono i padroni assoluti della Sardegna per oltre 1000 anni (dal 1.600 al 500 a.C.). Il nuraghe era il centro della vita sociale, ma oltre alle torri, altre strutture megalitiche caratterizzavano la civiltà nuragica: le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) e i pozzi sacri (luoghi di culto). Le enormi stele centrali delle tombe dei giganti (molte superano i 4 m di altezza), la straordinaria precisione costruttiva dei pozzi sacri e le centinaia statuette bronzee arrivate ai nostri giorni, dimostrano la complessità e la raffinatezza raggiunta. Uno dei siti più importanti di questa civiltà è la reggia nuragica di Su Nuraxi presso Barumini, classificata dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità.

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